Fabrizio De André (1940–1999) non appartenne direttamente alla tradizione musicale piemontese, ma il suo percorso artistico entrò profondamente in dialogo con il mondo della musica popolare alpina, delle lingue minoritarie e delle culture di confine.
La sua sensibilità verso le memorie popolari, gli ultimi, le identità locali e la trasmissione orale trova infatti molti punti di contatto con la tradizione piemontese e con le culture delle vallate alpine. Per De André le lingue regionali non erano semplici curiosità folkloristiche, ma strumenti poetici vivi, capaci di custodire una visione del mondo.
Questa attenzione si manifestò in modo particolarmente concreto nel rapporto con Coumboscuro, realtà culturale della Valle Grana fondata da Sergio Arneodo (1928–2018), figura centrale nella valorizzazione della Cultura Provenzale Alpina del Cuneese.
Ed è proprio qui che occorre una precisazione importante: il pensiero di Arneodo non coincideva sempre con la successiva interpretazione “occitanista” sviluppatasi in altri ambienti culturali. Pur riconoscendo l’appartenenza linguistica delle vallate alpine piemontesi all’area delle lingue d’Oc, Arneodo rivendicava con forza la specificità storica e culturale della tradizione provenzale alpina, rifiutando spesso una lettura troppo uniforme o ideologicamente centralizzata dell’“Occitania”.
Per Sergio Arneodo, infatti, le comunità alpine del Cuneese possedevano una propria identità peculiare, profondamente legata alla Provenza storica, al Félibrige francese e alla civiltà alpina transfrontaliera. Coumboscuro rappresentò quindi un’esperienza originale e talvolta controcorrente: radicata nelle vallate piemontesi ma aperta a una dimensione culturale provenzale più ampia.
Nel 1993 De André soggiornò proprio a Coumboscuro insieme a Dori Ghezzi e a Franco Mussida (nato nel 1947), storico fondatore della PFM – Premiata Forneria Marconi. Mussida, musicista dalla formazione raffinata e attento al rapporto tra suono, identità culturale e dimensione emotiva della musica, mostrò da sempre interesse verso le culture musicali territoriali e le sonorità acustiche.
La presenza di Franco Mussida accanto a Fabrisio De André nelle vallate cuneesi contribuì così a creare un ponte simbolico tra musica colta, canzone d’autore e patrimonio popolare alpino. Quell’esperienza rappresentò infatti un raro momento d’incontro tra musica popolare alpina, ricerca musicale contemporanea, lingue minoritarie e memoria comunitaria.
Da quel soggiorno nacque anche una collaborazione musicale con i musicisti de Li Troubaires de Coumboscuro — poi divenuti Marlevar — culminata nell’incisione del brano “Mis amour – I miei amori”, interpretato in Lingua Provenzale Alpina e pubblicato nell’album “a toun soulei”.
Questo episodio rappresenta molto più di una semplice collaborazione artistica: testimonia il riconoscimento, da parte di De André e dello stesso Mussida, del valore culturale delle minoranze linguistiche alpine e della dignità poetica delle tradizioni locali.
In qualche modo, il loro incontro con Coumboscuro anticipava una moderna idea di “world music alpina”, dove musica d’autore, strumenti tradizionali, lingue storiche e memoria collettiva si intrecciano senza complessi di inferiorità verso la cultura dominante.
La sensibilità di De André verso le culture “altre” emerge del resto anche in opere come Crêuza de mä, dove il genovese viene elevato a lingua poetica universale, dimostrando come una parlata locale possa diventare strumento artistico di altissimo livello.
Per questo molti gruppi di riproposta piemontese, provenzale alpina e occitanica hanno percepito De André come una figura vicina: non perché facesse musica piemontese in senso stretto, ma perché condivideva la stessa attenzione per la lingua dell’anima, per le culture marginali e per quella dimensione popolare autentica che vive tra canto, racconto e memoria collettiva.
Note bibliografiche essenziali
1. Sergio Arneodo, Coumboscuro Centre Prouvençal, Monterosso Grana.
2. AA.VV., Coumboscuro: storia, lingua e cultura delle valli provenzali alpine, Edizioni Coumboscuro.
3. Riccardo Bertoncelli, Belìn, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, Giunti Editore.
4. Fabrizio De André – PFM in concerto (1979), documentazione artistica del sodalizio tra De André e la Premiata Forneria Marconi.
5. Franco Mussida, Il pianeta della musica, Salani Editore.
6. Franco Mussida, La musica ignota. Della musica e del valore del silenzio, Skira Editore.
7. Mauro Balma, studi sulla lingua provenzale alpina e sulla tradizione culturale delle vallate del Cuneese.
8. Documentazione storica e musicale relativa all’album “A toun soulei” e al brano “Mis amour – I miei amori”.
9. Mediateca Folk – Centro di Documentazione Regionale di Piemonte Cultura APS, Torino: raccolte audiovisive, documentarie e materiali di ricerca relativi alla musica popolare piemontese, alle culture alpine e alle minoranze linguistiche storiche.
Bruno Donna ©

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