Quando si osserva la copertina dell’album “A toun soulei” de Li Troubaires de Coumboscuro, colpisce immediatamente la presenza di due bambini ritratti in abiti popolari. Non si tratta di una semplice immagine nostalgica: essa richiama una figura storica realmente esistita nelle vallate alpine tra Piemonte, Provenza e Savoia, quella dei “marmottari”.
Sul retro dell’album compare infatti una nota significativa:
“Bambini delle valli alpine di Cuneo in Provenza, tengono al guinzaglio la marmotta catturata sui loro monti. La marmotta ammaestrata danzava sulle piazze e consentiva agli emigranti di guadagnarsi la giornata.”
Questa breve annotazione apre una finestra su una storia poco conosciuta ma profondamente legata alla civiltà alpina e all’emigrazione stagionale delle vallate occidentali piemontesi.
Chi erano i “marmottari”
Tra il XVIII e il XIX secolo numerosi abitanti delle vallate alpine povere emigravano stagionalmente verso le città europee svolgendo mestieri ambulanti.
Fra questi vi erano i cosiddetti “marmottari”: giovani itineranti che conducevano marmotte ammaestrate nelle piazze cittadine, accompagnando spesso le esibizioni con musica, organetti e piccoli spettacoli popolari.
Le marmotte venivano catturate nei territori alpini e addestrate a compiere movimenti o “danze” che attiravano l’attenzione del pubblico. I guadagni erano modesti, ma per molte famiglie rappresentavano una forma di sopravvivenza economica.
Questa figura divenne talmente nota nell’immaginario europeo da entrare perfino nella musica colta.
Beethoven e “La Marmotte”
Ludwig van Beethoven compose infatti il celebre Lied “La Marmotte”, conosciuto anche come “Ich komme schon durch manche Land” (WoO 52), su testo di Goethe.
Il brano racconta proprio di un giovane musicante ambulante che viaggia “avecque la marmotte”, ovvero “con la marmotta”, richiamando esplicitamente queste figure itineranti alpine.
Il celebre ritornello:
“Avecque si, avecque la marmotte…”
divenne uno dei passaggi più conosciuti del repertorio liederistico europeo.
Il collegamento con Coumboscuro
La realtà culturale di Coumboscuro, fondata da Sergio Arneodo (1928–2018) nella Valle Grana, ha sempre cercato di recuperare non soltanto la lingua provenzale alpina, ma anche l’intero universo umano delle vallate: l’emigrazione, i mestieri itineranti 9. , la musica orale e la dignità culturale delle comunità alpine.
La presenza dei bambini “marmottari” nella copertina di “A toun soulei” rappresenta quindi:
– la memoria dell’emigrazione alpina;
– il viaggio come condizione storica delle comunità montane;
– il legame tra musica popolare e sopravvivenza quotidiana.
Il collegamento con Fabrizio De Andrè
Nel 1993 Fabrizio De André (1940–1999) e Franco Mussida (nato nel 1947) soggiornarono proprio a Coumboscuro, entrando in contatto diretto con questo universo culturale.
Da quell’esperienza nacque anche la collaborazione con Li Troubaires de Coumboscuro nell’album “A toun soulei”, comprendente il brano “Mis amour – I miei amori”.
Tra i centri impegnati nella conservazione di queste memorie assume particolare importanza anche la Mediateca Folk – Centro di Documentazione Regionale di Piemonte Cultura APS di Torino.
Note bibliografiche essenziali
1. Sergio Arneodo, Coumboscuro Centre Prouvençal, Monterosso Grana.
2. AA.VV., Coumboscuro: storia, lingua e cultura delle valli provenzali alpine, Edizioni Coumboscuro.
3. Johann Wolfgang Goethe – Ludwig van Beethoven, La Marmotte (WoO 52).
4. Franco Mussida, Il pianeta della musica, Salani Editore.
5. Riccardo Bertoncelli, Belìn, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, Giunti Editore.
6. Mauro Balma, studi sulla lingua provenzale alpina e sulla cultura delle vallate del Cuneese.
7. Documentazione storica relativa all’album “A toun soulei” de Li Troubaires de Coumboscuro.
8. Mediateca Folk – Centro di Documentazione Regionale di Piemonte Cultura APS, Torino.
9. Mestieri ambulanti tradizionali: Vetraio ambulante (Vëdrié ambulant; vitrier ambulant), Ferrivecchi (Feramiù / raccatapèire vej; ferrailleur), Stracciaio (Strassé; chiffonnier), Raccoglitore di capelli (Racatapèl; marchand de cheveux), Arrotino (Molé / Arlior; rémouleur), Ombrellaio (Parapieuvé; réparateur de parapluies), Venditore ambulante (Venditor Ambulant; colporteur), Suonatore ambulante (Sonador ambulant; musicien ambulant), Stagnino (Stagniné; rétameur). Nota: alcuni termini piemontesi possono variare a seconda delle aree linguistiche e delle vallate.
Bruno Donna ©

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