Nel settembre 2014, a Marentino (TO), venne inaugurata la conclusione dei lavori di restauro conservativo del “Pilone Votivo” dedicato a Sant’Antonio Abate, raffigurato localmente come “Sant Antoni dël Crinèt”. I “Pilon” votivi, tipici delle campagne piemontesi, sono piccoli monumenti devozionali a forma di edicola o cappella aperta, spesso con nicchia ogivale e croce sommitale, nati dalla fede popolare contadina come luoghi di preghiera collocati lungo strade poderali, confini di fondi agricoli o lungo sentieri, con funzione simbolica di invocazione e protezione per famiglie, lavoro nei campi, raccolti e animali.
Sant’Antonio Abate (251–356, Egitto), monaco eremita vissuto tra il III e il IV secolo, è venerato nella tradizione cristiana come patrono degli animali e protettore degli agricoltori.
La festa di Sant’Antonio Abate ricorre il 17 gennaio, giornata in cui nei paesi si svolgono benedizioni di animali domestici, bestiame, mezzi agricoli sia nelle piazze che davanti alle chiese.
In Piemonte la ricorrenza è accompagnata da antichi riti rurali: oltre alla benedizione del bestiame è tradizione anche l’accensione dei falò rituali, simbolo di purificazione, protezione e buon auspicio per la stagione agricola. Tra i luoghi dove la tradizione del falò è storicamente sentita spiccano Candelo, nel Biellese, e i borghi della Val Borbera nell’Alessandrino, oltre alle celebrazioni presso la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, vicino a Buttigliera Alta e Rosta in provincia di Torino, che uniscono rito, comunità e memoria contadina.
Il fuoco, elemento rituale radicato nel folklore contadino, richiama simbolicamente la purificazione, il rinnovamento dell’anno agricolo e la protezione dalle malattie. L’espressione popolare “fuoco di Sant’Antonio” viene oggi spesso associata all’herpes zoster nell’uso linguistico comune, senza indicare un’origine storica di carattere medico.
Durante l’inaugurazione del Pilone restaurato, il Gruppo folklorico di Piemonte Cultura “Ij Danseur dël Pilon” prese parte al taglio del nastro, momento inaugurale da cui l’ensemble trasse ispirazione per il proprio nome: letteralmente “I danzatori del Pilone (Votivo)”, un omaggio identitario alla memoria rurale delle colline e pianure torinesi e al valore dei simboli sacri di comunità.
All’interno della nicchia del Pilone di Marentino, la decorazione murale raffigura una porzione del Cielo Boreale invernale con l’orientamento locale della Costellazione di Orione, riprodotta, secondo la visuale reale osservabile da quelle colline nella stagione fredda.
Le stelle e gli oggetti celesti ivi rappresentati sono: Betelgeuse, Meissa, Bellatrix, Alnitak, Alnilam, Mintaka, la Nebulosa di Orione, Rigel e Saiph.
Bruno Donna©

